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Angelika e Jorg sono arrivati a Montelaterone 25 anni fa ....

Portavano una cultura ed un essere "diversi " non solo perche' di un' altra nazionalita' ma anche per il loro mestiere cosi' inusuale in un piccolo paese del grossetano.

La gente del luogo li ha accolti senza diffidenza con lo sguardo indulgente di chi vede le differenze ma ha una lunga storia di apertura civile e sociale alle spalle.

Angelika e Jorg devono aver trovato qualche segreta intima rispondenza con il luogo e con le persone se hanno deciso che qui avrebbero messo radici e qui sarebbe stata la loro casa.

Montelaterone li ha accolti con naturalezza, ha messo loro a disposizione uno spazio per lavorare "per fare le prove per gli spettacoli " e li ha guardati mettere al mondo una figlia in una casa del paese, una figlia che avrebbe parlato italiano con il loro accento toscano, e poi assimilarsi sempre di piu', pur continuando ad essere se stessi.

Sono passati  25 anni appunto, in ogni manifestazione del paese. Angelika e Jorg e la loro figlia Sarah, “pennata” di nascita, hanno un loro spazio, una loro cantina recitativa accanto alle cantine con il vino e con l'olio dei "compaesani".

Anche in questo "FESTONE" non potevano mancare.

 

Fulvio Marzocchi

 

 

           

 

Caorle stava  là. Dove  è  sempre rimasta. Casette confetto specchiantisi

sulla  laguna. caorle  non la si sposta, se c'è qualcuno che eventualmente

deve andarsene  è il mare. Ed è - in tempi storici- cosa rara e degna di

rispetto.

Travolto  e coinvolto in un festival di artisti di strada assieme al mio

gruppo musicale, la Qwasiwitzbanda, humour ebraico e tanta  presunzione,

arrivai a Caorle  leggermente  sobrio. Compilati i moduli  e stipati gli

orchestrali nell' hotel di grido, mi sentivo un po' tedesco in vacanza, la

temperatura era al meglio,  cazzeggiare  era  il mio mestiere  preferito

allora, zingarare e meravigliarmi. Caorle  è proprio bella se si tralasciano

i prezzi dei menù che offrono suolette di manzo dozzinale a prezzi Armani o

Versace (o Versacci?!).

Fu in uno dei miei obliqui vagabondari che sentii una tromba e un trombone

suonare (circa) una  melodia sconosciuta  propriamente a  note,  ma

inconfutabilmente ebraica. Accidenti!! Concorrenti!! Achtung Juden!!

Volevo tanto essere originale, ma quei cricchi, quegli sputini, quella

meravigliosa e  precisa  indecisone.. l'umido della laguna saliva assieme a

un sole stantìo, un orso e una scoiattola a suonare la muisca klezmer!!

Jorg era un grande orso rosseggiato e la Angelika gli andava dietro.

Una giovine fatina a confortarmi del fatto che le belle  famiglie esistono

ancora stava imparando il tutto,  a lei un forte e caldo abbraccio oggi,

così lontano, ma solo fisicamente (anche se in alcuni frangenti può fare  la

differenza).

Fu un attimo avvicinarci, tirar fuori la chitarra, sistemare  gli accordi,

e decidere di condividere  le  nostre  performances per la sera. Ricordo la

assoluta semplicità del tutto, come se qualcuno avesse già deciso di

riscrivere  i canovacci. non tenendo conto almeno di me, poveruomo...

Suonammo assieme e assieme  intrecciammo i nostri spettacoli, io cannai

brutalmente  il finale di una barzelletta, ci lasciammo con gli indirizzi

nelle reciproche tasche, con la  promessa di sempre, pensando io che  era

l' ennesima piccola  bugia, dolce, che  male  non fa: ci vediamo!! certo!!

certo!! ci vediamo!!

E ci siamo sì visti!! Gli Schabernack migravano a nord e si fermavano  a

casa  mia con il loro furgone  pallone aerostatico, cane figlia, succhi di

frutta cetriolini etc, o svernavano da nord a sud , via Padova e ancora.

Regalo di nozze, cavo elettrico rubato a vicini  increduli per piantare  le

luci su di un proscenio piccolo, un pianerottolo, timidini, e spettacolo

sulle scale! Poveri ragazzi, studiavano fisica e non sapevano il significato

della  parola ENERGIA....

Io andavo  e venivo dalla e per l'Africa.

Sottile bava di ragno a ricordare la nostra amicizia le nostre promesse

e  progetti, a pensare agli Schabernack.

Dentro di me come cuccioli del mondo che vorrei, abbraccio cosmico, amore.

Modesto amore, ma vivo, come il pane.

 

Guido Rigatti

 

 

 

 

Correva l’anno 1944

Se non ci ammazza i bricchi, se non ci ammazza i crucchi o il vento di Maremma,

Quando saremo vecchi, ne avrem da raccontar.

La mia mamma la mi diceva, non andare sulle montagne,

Mangerai sol polenta e castagne ti verrà l’acidità.

Una notte mi son sognato, che ero sceso giù in città

C’era la mamma vestita di rosso che ballava col mio papà

C’eran i fascisti vestiti da prete che scappavan di qua e di là.

Così cantavano i partigiani alla macchia alle pendici dell’Amiata.

 

Correva l’anno 1981 (?)

L’impresa leggendaria. Al pari di Annibale ed i suoi elefanti che superarono le Alpi alla conquista di Roma, eccovi due sciagurati artisti tedeschi che si fanno duemila chilometri in trattore alla conquista della Maremma amara. Lei, in grembo porta un fiore. I crucchi sono già dimenticati, la mamma è davvero vestita di rosso e quel colore fa paura solo agli animali con le corna. I diffidenti montanari dell’Amiata li accolgono e quasi li adottano. Il miracolo di un naso rosso e di un fiore appena sbocciato…

 

Correva l’anno 1991

Conosco Jorg. L’incontro avviene nella pancia della balena, con tante mozzarelline replicanti di Moby Dick attrici del nostro microteatro. Durante il nostro colloquio il Capitano Achab non ci disturbò con il suo arpione e le mozzarelle erano buone. Presagi positivi.

 

Correva l’anno 1998

Onore a Brecht. Per il centenario della nascita di Bertolt Brecht, vincono il nostro concorso (a La luna è azzurra) con la messa in scena brillante, divertente e fuori dagli schemi, del “L’elefantino (METTETE IL TITOLO GIUSTO)”.

 

1981 – 2006: 25 anni

Hanno percorso avanti e indietro, di lato e di traverso tutti i generi della clownerie: commedia farsesca e musicale, marionette viventi e presenze inquietanti, dalle travolgenti rincorse di Tarzan e Jane alla poetica di Zampanò e Gelsomima. Senza mai fermarsi nell’apprendere e nell’insegnare. Sempre pronti al confronto, sempre creativi. Nell’Invasione poetica della città, una recente produzione collettiva alla quale hanno prestato i loro cuori, nella parte più riuscita, una tragedia domestica realizzata con il teatro di ombre, sono certo ci fosse lo zampino di Jorg.

 

Correva l’anno a venire

Forse dimentichi della ‘Lode del dubbio’ del grande drammaturgo tedesco Brecht, loro, tedeschi fino alla fine, testardi, teste di ghisa come i loro burattini umani – e mai loro spettacolo si è così identificato con la loro caparbietà – loro sempre dritti: mai un passo indietro, mai un compromesso. Nel bene e nel male, questo è coraggio.

Bisogna che i poeti muoiano per primi. Fedeli a questa linea e avanti. A testa bassa.

Alberto Masoni  

 

 

 

 

Una domenica di tanti anni fa a Piombino.

Io ero giovane giovane e da poco entrata nella realta' dei centri sociali.

Quella estate avevamo come obbiettivo la costituzione di un centro simile proprio a Piombino (allora con una realta' quanto meno lontanissima anche solo dall 'idea del centro sociale!).

Fu cosi che quel pomeriggio vidi arrivare il furgone degli "Schabernack".

Fecero uno spettacolo nel corso principale e poi raggiunsero il " Centro Giovani "  dove tennero uno spettacolo per bambini (e non solo). Rimasi a vederlo e mi ritrovai a ridere fino alle lacrime, un po per la storia (un adattamento molto libero della storia di Giulietta e Romeo), un po per le trovate geniali sia di copione che di costumi e anche per quel loro italiano moooolto da “ Strumptruppen “! 

Fu emozionante e divertente e anche una bellissima scoperta.

Li comincio la nostra amicizia, fatta di incontri a distanza di tempo, di mail, di messaggi, di inviti a spettacoli e colazioni infinite e squisite (ah le torte salate di Angelika!!) ho visto crescere la Sarah , da bambolina bionda a splendida ragazza, ho visto case diverse e spettacoli anche non comici, ho coccolato Karfunkel, il cane spettinato e viaggiatore.

... sono passati anni, fidanzati,  case, furgoni, cani, luoghi ...e gli Schabernack sempre nel cuore come veri amici e persone fantastiche con le quali ti incontri quasi mai (attualmente) ma il filo non si spezza....

spero di potervi vedere presto. un bacione e buone " nozze d'argento " con l' Italia.

 

Malaga Boschi

 

 

 

 

Ho sempre scritto per me mai ho scritto per gli altri.

Ho sentito emozioni e sensazioni, mai riuscita a trasmetterli.

 

E  così che vidi  per la prima volta arrivare a casa mia una bambina bionda su una bicicletta piccola rosa. Chiese del cacciatore, spiegai che mio marito “il cacciatore”

sarebbe arrivata da li a poco. Iniziò così la guerra tra Sarah   “l’ animalista”   e Marino -  ” il Cacciatore ”  .... una guerra che è durata più di dieci anni, e devo dire che non sono ancora sicura che sia finita. Conobbi così Sarah e scoprì  così che abitava  di fronte a casa mia.  Era l’ anno 1987  e insieme a Sarah conobbi  e trovai degli amici, che ancora oggi sono tra i più cari: Sarah, Angelika, Jorg e Karfunkel.

Amici strani, vestiti senza firme, zoccoli d’ inverno e stivali d’ estate, pantaloni del nonno, a quadroni sgargianti, lunghi di cavallo e stretti in fondo, che oggi sarebbero di moda, ma non certo nell’ 87.

 

Questi straordinari clown “Giorgino e Papuh”  che tolsero dalla nostra vita i lati più tristi, tirando fuori momenti felici, allegri e spensierati. Ogni giorno con loro imparammo qualcosa, a conoscere nuovi amici, veri, soprattutto strani ma veri,

persone che dicono sempre quello che pensano, rischiando qualche volta di offendere, specialmente quando si parla di dio (e magari con letizia) mettendo in discussione Gesù con annessi e connessi rimanendo in tal caso col sorriso sulle labbra.

 

Dovessi oggi parlare di loro e del loro entusiasmante passaggio a Riotorto, non mi basterebbe un libro. Ma poiché io non sono capace come ho detto al inizio né di scrivere né di trasmettere emozioni, mi limito a vedere a ritroso nella mia vita sembrerà strano ma ciò che è più evidente  sono sempre quei volti, quelle persone dall’ accento strano, sono loro che emergono più di un altra cosa per i momenti

più belli e vissuti della mia vita. Momenti di solidarietà umana e di autentica trasformazione di carattere anche se avevo già quarant’ anni....

(grazie “tedescacci - grazie di esistere).

A proposito di quarant ‘ anni: Furono loro a festeggiare il mio quarantesimo compleanno, ed era la prima volta che qualcuno lo faceva:

Ricordo che in quel occasione coinvolsero alcuni della mia famiglia, alcuni amici

e tanti dei suoi conoscenti ... costruirono una mongolfiera facendola volare sopra gli sguardi stupiti di noi tutti ( Quelli normali come noi credevamo), senza sapere che noi invece non avremmo saputo fare una  “O” col culo.

 

Poi ... che cosa dovrei dire di loro che non mi è piaciuto !!!  Niente , non c’ è proprio niente che io ricordi, tranne qualche loro amico “TORBO”, come Beppe che di lì a poco si rivelò una persona straordinaria e intelligente.  Sia lui che il suo cane “Chlepp”, per quale andava a comprare l’ ossi di ginocchio di vacca dal Macellaio di Riotorto “strano, ma è così”).

Un altro amico interessante quanto loro - si intende - era Akki, oppure AKi, un bel vichingone, che suonava la chitarra e cantava con Sarah la canzone del avvento...,  e quella di un certo capitano e una camicia, che io non ricordo più....

 

Sarah allora era piccola, una bambina di do 6 o 7 anni, ...  una sera , mi ricordo che i suoi dovettero ripartire, Sarah quindi rimase da me e dormì quindi nel mio letto. A un certo punto cominciò a grattarsi con disagio. “Cosa hai ?” gli chiesi ...

“Niente”,  mi rispose, ho solo le pulci di Karfunkel. Certamente no era vero, però

devo dire che la storia mi inquietò.

Oggi devo dirvi, amici ?

Non vi basta quello che ho scritto di voi, se volete !!!!

Senza che io vi applaudisca come allora, non mi resta che dirvi:

 

MI FATE SCHIANTA !!!!

 

Paola Matteotti 

 

 

 

 

La prima volta che li vidi, una venticinquina di anni fa, scendevano insieme lungo la strada di Montelaterone.

Lei era incinta, ma prima ancora della pancia si notavano i calzinotti variopinti a strisce orizzontali e l’ espressione vivace del suo viso. Parlava con enfasi e faceva ampi gesti con le mani, poi ascoltava il compagno e rideva. Lui alto, capelli lunghi e mossi, avanzava in un paio di pantaloni a strisce orizzontali e, quando si fermava, teneva le ginocchia leggermente piegate.

 

Ora io non so perché a distanza di tanti anni, mi ricordo ancora questi particolari, ma so per certo che non fu un incontro come tanti altri. A dire il vero l’ incontro vero e proprio avenne un po’ di tempo dopo, in quel di Camigliano, alla famigerata “sagra del galletto”. L’ ambiente, come si può facilmente intuire, non poteva essere migliore e a testimonianza di ciò stanno due fatti a tutt’ oggi incontestabili:  il primo, che al causa dell’ elevato tasso alcolico il ricordo stesso di quell’ incontro divenne, sin dal giorno dopo, molto lebile, il secondo, che quell’ incontro avrebbe contribuito in modo decisivo a cambiare il corso delle cose.

 

Ora, se questo fosse un romanzo, dovrei scendere nei particolari e raccontare con ordine il susseguirsi degli avvenimenti, spiegarne le cause, se ce ne sono, e mostrarne le conseguenze. Ma qui non è di questo che si tratta.  Due nuovi personaggi erano apparsi sulla scena in maniera a dir poco singolare: su un carrozzone da circo trainato da un vecchio trattore. Clown , musicanti, artisti di strada, zingari, attori, artisti di vita.

Teatro, lazzi, musica, cene.

“Come le rondini nel ciello” diceva lei recitando - “Quanta sei bella” rispondeva lui, sempre recitando. Giocavano con la vita, erano liberi, facevano ciò che volevano fare.

Sembravano portati da un vento diverso, nuovo.

 

Si incontravano due mondi, due universi, ma le diversità si rilevarono ben presto apparenti, erano più le cose che ci univano che quelle che ci dividevano; tant’ è che vennero al mio matrimonio in frac ed anfibi dimostrandomi così tutta la loro solidarietà.

 

Il turbinio della vita, é cosa nota, finisce a volte col distoglierci dalla vita stessa e quando proviamo a girarci verso i nostri ricordi, essi ci appaiano frammentati e confusi, stratificati, quasi sommersi dalle dune del tempo. Ma alcuni di essi emergono ancora con particolare vividezza, intatti, incuranti degli anni. A quest’ ultima specie di ricordi appartengono anche le emozioni, i sentimenti e gli stimoli che questi due ragazzi ancora suscitano in me.

 

Ad Angelika e Joerg  per il loro venticinquesimo anniversario di vita in Italia.

 

Bagnoli - Agosto 2006                       Renzo

 

 

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